Stasera non dovrei scrivere, dovrei restarmene qui in balìa del concerto di Battiato alla radio, in balìa del mio sentirmi viva, pulita. Ormai tanti anni fa, un uomo che diceva di amarmi, dopo qualche mese dalla fine della nostra storia, mi comunicò via sms di essersi innamorato di un’altra donna, lo fece con una caduta di stile incredibile, sottintendendo che lei, quella nuova, valeva la pena di una scelta che con me non era stato il caso di fare.
Non ho alzato la testa per tre anni, tre anni in cui ho studiato, ho avuto l’immissione in ruolo, ho visitato Cuba, Creta, la Slovenia, la Grecia continentale, Londra, Berlino, Parigi, Monaco, una miniera di amici. Ma nessun uomo, nessuna carezza, mentre sedimentavo informazioni su chi fossi, come amassi, cosa volessi.
Poi arrivò Massimo, arrivò che avevo ancora l’eco di paure, le misi tutte sul piatto, sii te stessa, sembrò capirle tutte, lucidò l’armatura celeste e il filo interdentale, lanciando al galoppo il cavallo bianco. Scriveva amore con la a maiuscola, come quello di prima, usava il condizionale nei verbi, come quello di prima. Ma non volevo far pagare al secondo il prezzo del primo. Forse. O forse è che son semplicemente una stupida.
La stupida era nervosa in questi giorni, non capiva perché, sentiva qualche minaccia lontana, a volte le capita. Sono giorni di luglio strani, giorni forieri di cattive notizie, giorni in cui si mescolano la vita e la morte, giorni in cui quasi compiere quarant’anni ti fa capire che non c’è più nulla da capire. Che il meglio è per sempre alle spalle.
Ho i tempi lunghi, invidio le persone che ricaricano le pile in fretta, che si aprono ai sentimenti, al sesso, velocemente, segnando meglio il ritmo di questo cammino avaro. Io non sono così, lo so da tempo. Lo sai anche tu, Massimo. Ma questo non ti ha impedito di scrivermi oggi per avvisarmi, come quello di prima, che sei di nuovo innamorato (good for you), della donna “della tua vita, una donna che ama senza chiedere, senza condizioni”. Lei sì che ti ama, potevi aggiungere.
Insomma, diversa da me (per fortuna, e la fortuna è tutta mia) ché a me sta cosa di amare senza chiedere e senza condizioni mi sa tanto di quando si finge di accontentarsi di scopare per ore e di farsi portare a cena al ristorante costoso contente del luccichio del cazzo e del portafogli (pardon, della passione e della bella vita, volevo dire). Sai che c’è? C’è che sono orgogliosa di NON amare senza chiedere e senza condizioni.
E che non so se da domani questo blog chiuderà, cambierà nome, cambierà almeno password che sono stanca di digitare l’indirizzo dell’appartamento in cui mi è stato chiesto molto e mi sono state dettate condizioni. Non lo so da domani che accadrà.
So che ora finalmente qualcosa non accadrà più e che quando è accaduto l’ho fatto accadere nel modo giusto. E ne sono felice. Dubito che leggerai questo, Massimo che ti dovresti chiamare Minimo, ma se dovesse succedere, non leggere tutto, lìmitati al titolo, per te è fin troppo.
