la poesia trovatrice

Ieri ho imparato a scrivere post con password, protetti. Poi ho imparato che non ci si protegge mai abbastanza. E ho raccontato una storia fatta di calunnie, riunioni, meschinità, falsi in atto pubblico, double think e amarezza. Una storia che mi fa tornare sulla bocca la parola aspettativa, parola che sa di conchiglia rotta senza più orecchie cui appoggiarsi. Una storia che avrà un fastidioso seguito ma che poi “Il seguito è storia, si conclude che i ragazzi facciano un po’ quello che vogliono. Come fanno del resto alcuni colleghi. Spalando merda su chi lavora con regole, onestà, trasparenza.” E così io me ne esco con poca voglia di raggiungere viadellago dove tanto non c’è nessuno ad consolarmi. E per strada siccome è ancora gennaio mi viene il guizzo di una cosa che amo molto, consolante, sì, così. Gelato di gennaio?

Le gelaterie sulla strada del ritorno erano tutte chiuse. Il che significa che posso annoverarlo davvero come il giorno più schifoso da quando insegno.

Poi è stata una storia anche di amicizia, di Chi ti ha detto ‘pacatezza ed ha ragione. Vai avanti per la tua strada, è quella giusta. Se ti incazzi, non farlo vedere. Fai un bel respiro, non mollare. Le nostre azioni parleranno per noi. Anche se son tempi mediocri, è necessario resistere.

Di chi sa che Li attrai perché l’intransigenza positiva (cioè non miope) è merce rara ovunque.

Di chi ti confessa di non essere molto esperta delle dinamiche dei consigli di classe ma traslando la situazione in un qualcosa di impiegatizio (e quindi trascurando la parte alunni) credo che avrei preso XX e l’avrei appiccicata al muro

E poi, a sera diventa la solita storia. Nei test di Dante dei Latintristi (ché anche Italiantristi sanno essere), il mio alunno spreferito, sbattiporte polemico pentito, mi fa sapere che il musico Casella era esponente della poesia trovatrice. E’ la storia di quando cerchi, cerchi, colleghi, basta colleghi, se cerchi trovi. Trovo la mia storia, quella vera, i miei ossimori diciottenni disertori della vanga adorati, le mie bipedi poesie trovatrici.

7 thoughts on “la poesia trovatrice

  1. E’ l’una a momenti fatta e finita, dormo poco ma sai che gran novità, e penso troppo.
    Penso atavicamente, e vado e rivado.
    Faccio cose, vedo gente. Ed illividisco, dentro e fuori. Chè questo anno nuovo ha anche sdoganato la più becera e dilagante mediocrità. Ha appiattito livelli di per sè già fastidiosamente flat.
    Stiro, e penso che domani è sabato e niente lavoro. E mi chiedo quando, e come, io abbia smesso di divertirmi.
    Un giro di parole ed un abbraccio valzerati, chè se ci si muove in due forse si riesce a far un pezzetto di strada in più.

  2. Pingback: My Name is Wolf (o: del risolvere i problemi) | Slumberland

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