quella bambina lì e la signora Bovary

ANTEFATTO: Silvestro ha avuto una supplenza in una scuola media dove io so che lavora una docente che è stata la mia professoressa di italiano in seconda media, cui penso spesso con stima, le devo due terzi di quella che sono. Indi per cui gli dico, al buon Silvestro, mi raccomando se la trovi salutamela caramente.

E così Silvestro mi chiama ieri e mi dice: l’hotrovatalatuaprof e mi ha commosso quello che mi ha detto di te. (Silvestro si commuove facilmente, va detto) Si è ricordata subito ah sì la mia alunna GattaGennara, quella bambina, come dimenticarla, quella bambina lì a 12 anni leggeva Dostoesvkij ma il fatto che mi lasciava a bocca aperta era che lo capisse anche.

Sono giorni (mesi?) che mi chiedo -ma dov’è quella bambina lì-? E così ripenso agli anni luminosi del liceo (là dove ebbi la seconda professoressa di lettere cui devo l’ultimo terzo di quello che sono) e agli anni umilianti dell’università dove il mio studiare fu perennemente preferito al ripetere nozionistico di altre (e, a volte, al loro sbattere di ciglia). E così mi tuffo in quei bovarismi di “me che avevo le doti per essere qualcuno”, bovarismi di estero, prestigiose università, sapere, bla bla bla.

Dice Silvestro ma tu è che non sei mai stata ambiziosa.

Per fortuna Silvé. Che tristezza mi fanno, ne conosco di gente così, mi danno orticarie, per quanto brevi. Tipo quella che all’università con me  che scriveva cose melense retoriche da oratorio feriale, con sintassi da terza elementare, corretta per carità ma… Ebbene partecipava a concorsi letterari la Bovarina e una volta mi disse, mi rilevò tutta compita che era sicura, erano truccati. Palese del resto, secondo lei. Perché disse – Se avessero davvero letto il mio racconto, avrei vinto per forza io -  Lo disse con una non chalance mentre io mi illuminavo in gradazioni che andavano da minchiachefaccia a chefacciadiminch… Ops!

Ecco io ho vinto solo un premietto di poesia, e lo devo a lei, alla prof. delle medie, che senza il suo Pito Poeta di Roberto PIumini, a 12 anni non avrei mai imparato sinestesie e ossimori e allitterazioni e tutta l’ossatura del mio scrivere. Un premietto locale di poesia che ancora sono convinta di essere stata raccomandata e mi sono sentita così imbarazzata per tutta la premiazione. Che avrei voluto scusarmi con tutti. (eforsel’hopurefatto).

Quella dei premi truccati credo faccia l’organizzatrice di eventi culturali, oggi e non la professoressina di provincia.

No, non sono ambiziosa ma sono appagata perché faccio quello che ho sempre desiderato di fare (no, non la pasticcera panificarice, quell’altro). Certo, a volte mi chiedo dov’è quella bambina lì ma c’è ancora quel BUR di Dostoevskij con scrittura infantile, l’uniposca giallo a sottolineare le parole che non conoscevo e a chiosare sui lati e allora lo so dov’è e provo tenerezza.

Lo so benissimo dov’è quella bambina lì. Non è nella stessa stanza della Bovary. No.

Questo post oggi lo dedico a ‘povna per la sua scrittura preziosa.

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23 pensieri su “quella bambina lì e la signora Bovary

  1. E io mo’ mi commuovo. ma proprio per davvero, cara GG ex SAL (e futura…?). Conosco quella tenerezza lì. Conosco quelle sensazioni lì. Ma soprattutto (per uscire dal campo della commozione, ché se no ci anneghiamo in due): standing ovation per quella frasetta buttata là, come se niente fosse: “he scriveva cose melense retoriche da oratorio feriale, con sintassi da terza elementare, corretta per carità ma… “. Ne ho parlato coi commensali alla cena della scuola, della differenza tra scrittura senza errori e essere scrittori. E poi ne ho riparlato proprio mercoledì scorso con Corto Maltese. E annuiva, lui. E anche faccio quello che avrei voluto fare. Ma mi piacerebbe pure imparare a fare la panettiera panificatrice. Pure.

  2. E sì, c’è da commuoversi, minne’ !!!

    Ognuno di noi se pensa a quel che era, ed a quel che è (e, perchè no, a quel che sarà…) attraversa un velo di commozione. Io non ho più quel che avevo da bambino, perso, disperso e lasciato nella casa paterna (dove fu provveduto alla eliminazione in tempi rapidi alla mia partenza).
    C’è anche da riflettere su quel che dici dell’università, e della incapacità di riconoscere il valore, o comunque di sovrastimare il pappagallesco ripetere di concetti o, peggio date, o formule e simboli. Ahi ahi quanto ci manca ancora per saper riconoscere quel che è ben + importante, ovvero la capacità di fare qualcosa con le conoscenze acquisite ?

    Con tenerezza,

    Anonimo SQ

    • a scuola io cerco di scuoterli dalla tendenza a ripetere nozioni senza criticismo. ma mi scontro prima che con gli alunni, indovina con chi.
      in quanto alla ricerca dell’infanzia e della tenerezza, se scavo nelle scatoline familiari esce altra tenerezza. per cui mi fermo. grazie per i tuoi passaggi qui da me.

  3. Bè, la tizia dei concorsi truccati mi ricorda terribilmente una mia ex-compagna di liceo: bella, brava, una mente (da pappagallo), uscita con 100. Si iscrive a economia, dopo un anno molla e non sa più che fare. Sconforto. Ma il papi, che è giornalista, le procura un bel lavoretto in una televisione privata. Ops! ma ora è famosa lei! E ovviamente, si dà un sacco di arie (cosa che faceva già prima). Io, al liceo, stavo sempre in quella fascia oscura di alunni che si barcamena tra il 5,5 e il 6,6. Tranne in inglese, sia ben chiaro, lì il voto minimo era 9. Tuttavia ho preso laurea triennale e magistrale (110), ho vinto una borsa di studio e ho insegnato un anno a Londra, lavoro (tanto) e attendo l’esito definitivo di un’altra borsa di studio per gli USA. Ma la mia amica raccomandata tutte queste cose non le sa.
    1000 come noi, GG!!! ;)

  4. @emanuela: le emozioni sono doni che si fanno perchè qualcuno a sua volta le ha donate e trasmesse a te. Si chiama amicizia. Non importa che forma abbia dove sia nata quanti chilometri la coprano. Si chiama scambio. Non credere, c’entri pure te in tutto questo.
    @sasà: grazie. stamattina credevo di doverlo cancellare, così poco modesto mi sembrava o mi pareva che potesse essere letto. Invece ho capito che mi avete capito. Quindi grazie.

  5. Ed io che stamane, nel silenzio del mattino, avevo cercato il numero del liceo lontano per voglia di sentire Franca, prof di greco di grande cultura e pari bruttezza.
    Ora, che son quasi le 23, mi sento in compagnia come davanti ad un camino che non scoppietta ma diffonde calore di brace

  6. non c’è più quella bambina: siamo rampe di lancio per noi stessi,
    l’ambizione credo conti poco in tutto questo,
    crescere non dovrebbe significare semplificare le cose (per se stessi e chi si ha accanto)?

  7. @Reb: chiamala la prof di greco. O mandale un bigliettino. Qualcosa mi dice che le farà piacere. Alle 23 è un dovere sentirsi come descrivi tu. Se capitasse più spesso a me, lo crederei giorni ben spesi.
    @Parolesenzasuono: è una discreta definizione di “crescere”. Potrei anche assentire però non ho persone accanto che mi semplificano le cose. O vivo in un kindergarden o procedo, è giocoforza, per assimilazione.

  8. È bello ritrovare quei passaggi del nostro vissuto (tu hai perfino il libro-reliquia di quei giorni!), apprezzandone poi tutti i contenuti e gli sviluppi che dopo ci sono stati. È bello fare le cose per il piacere di farle e soprattutto senza decantarsi…alla fine Narciso é affogato rimirandosi!
    Buona serata

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