Sei ferma in stazione con un treno che da Fanculandia provincia di Nowhere ti riporterà a Inwolvesass provincia di Dovesto. Il paese te lo guardi di sottecchi, è tutto sopra la tua testa se la storti un po’. Te lo guardi e scivoli dalle sinestesie del sabato a quelle della domenica, più rare, più amare. Entri con gli occhi nelle case oltre le tende e ti chiedi come si vive a Bùcine sulla tratta FirenzArezzo. In questo aggraziato sputacchino appenninico all’ombra di un giorno che ti viene a raccontare che da qualche parte è già nevicato ma a Bùcine oggi ancora no. All’ombra dello sguardo a collo torto che vedi proprio la collinetta e le finestre delle case arroccate e te che dici “oggi ho pranzato lì, cosa ho cucinato, tua suocera che ora fa un pisolino e forse te che glielo devi dire che a breve sarà nonna ancora” E che la domenica pomeriggio è noiosa e lo sarà per sempre perchè la noia non ti si stacca di dosso a Bùcine.
Gli è che il regionale avrà poi fatto altre fermate e dopo ci sarà l’alta velocità. Che già da mesi mi sta portando via, posto prenotato finestrino, supplemento rapido. Io ieri pomeriggio, potendo, mi sarei fermata a Bùcine. Nella domenica e nella noia di un’altra. A barattare le domeniche e la noia di chiunque altra.
P.S. mi preparavo da un mese. La aspettavo da un mese, non mi sono mossa, ogni giorno era buono. L’idea del chiuso e il bianco a diventare lieve fuori. Narratò tu che sei onnisciente, lo sapevi che il 28 andavo via. Mi hai fatto un altro scherzo. Il tempo di un FirenzArezzo, il tempo di incontrare degli amici e tu me la fai. Mi fai la neve mentre non ci sono, mi fai il dispettino, narratò. Prrrrrrrrrr!






















